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L’ARENA, VERONA

Il giovane, e molto bravo, pianista giapponese in un programma che ha spaziato da Bach a Messiaen

L’agguerito Takenouchi
Le sue doti: precisione del dettaglio e fedeltà al testo

Un’altra grande promessa pianistica in Sala Maffeiana, per la rassegna che l’Accademia Filarmonica e The Keyboard Trust destinano ai giovani talenti.  In questa occasione, a presentarsi è stato il giapponese Hiroaki Takenouchi (nella foto Brenzoni), vincitore nel 2004 del concorso Queen Elizabeth The Queen Mother Rosebowl. Un concertista sul quale sono in molti a scommettere e che è sostenuto da diverse borse di studio (RCM, Wall, Martin e Tillett Trust) che gli consentiranno di continuare in suo percorso.

Takenouchi, negli ultimi anni, è stato guidato da molti eminenti artisti come Emanuel Ax, Imogen Cooper, Noretta Conci (presente al concerto), Elisabeth Leonskaja, Pierre Laurent Aimard, Howard Shelley, Frank Wibaut, che gli hanno permesso di accumulare esperienze artistiche estremamente diversificate.  Tutte esperienze che, nel concerto in Maffeiana, ha mostrato di avere ben assimilato.  Anche la scelta del programma si è mossa in questa direzione perché il giovane giapponese ha presentato una serie di proposte molto varie e stimolanti: dalla Toccata in re minore BWV913 di Bach, alla Sonata in sol minore op.7 no.3 di Clementi, al Regard de l’Esprit de joie di Messiaen e nella ripresa, ancora Due Notturni op.62 di Chopin e Gaspard de la Nuit di Ravel.

La prima parte del concerto è stata ampiamente dominata dal lavoro di Messiaen, anche se Takenouchi si è mostrato interprete agguerito, equilibrato, fondamentalmente tradizionale in Bach e parimenti virtuoso in Clementi.  Con Messiaen però ha stupito tutti, nei clangori esultanti del Regard de l’esprit de joie, dove il coinvolgimento emotivo è assoluto.

Il testo del compositore francese (che fa parte della grande raccolta Vingt regards sur l’Enfant – Jésus) è molto preciso, fin troppo, visto che quasi tutti quelli che l’affrontano disattendono molte prescrizioni, a cominciare dai metronomi.  Un testo che non lascia (apparentemente) spazio all’interprete, che però deve svolgere il suo discorso rispettando i valori metrici, spesso di estrema complessità.  Non avremmo mai pensato che in uno dei cicli più formidabili (sotto tutti gli aspetti), della storia del pianoforte, al giovane Takenouchi riuscisse tutto perfettamente bene, come è stato in realtà.
Nella seconda parte del concerto la faceva da padrone invece Ravel, anche se i due Notturni di Chopin erano resi con bella cura al segno, ai colori ed allo stile e con intenzioni poetiche non peregrine.  Gaspard de la nuit, sicuramente uno dei vertici assoluti della letteratura novecentesca, trovava Takenouchi in possesso di una marcia in più.  Il pianista giapponese ha condotto infatti la celebre pagina con una precisione del dettaglio ed una fedeltà al testo a dir poco stupefacenti.

Grandi applausi al suo indirizzo da una Sala Maffeiana molto attenta, che il pianista ha ripagato con due bis condotti con tecnica splendente e grande senso musicale: i Children’s Corner di Debussy e la Toccatina op.36 dello sconosciuto Nikolay Kapustin, una sorta di Gershwin russo.

Gianni Villani